CATANIA – Il tessuto imprenditoriale italiano, e in particolare quello siciliano, si regge storicamente sulle imprese di famiglia: basti pensare che circa il 90% delle aziende del nostro Paese risponde a questo modello. Eppure, la continuità nel tempo resta una delle sfide più complesse e rischiose per l’economia reale. Ogni anno sono circa 35.000 le realtà chiamate ad affrontare il passaggio generazionale, ma i dati non lasciano spazio a facili entusiasmi: soltanto il 30% riesce a superare con successo questo delicato momento di transizione.

I dati e le prospettive di questo fenomeno sono stati al centro dell’ultima puntata di Buongiorno Sicilia, che ha ospitato in studio Daniela La Porta, presidente della sezione Consulenza di Confindustria Catania, e in collegamento Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg (storica azienda d’imbottigliamento delle bevande a marchio Coca-Cola).

Il nodo identitario e l’errore di “arrivare lunghi”

Secondo Daniela La Porta, il problema principale non è di natura puramente tecnica, ma spesso psicologica e culturale: «Si tratta di un vero e proprio passaggio identitario. Assistiamo ancora a imprenditori di 90 anni arroccati sulle proprie posizioni che dicono: “Se io me ne vado, muoio”. In questo modo, però, rischia di morire l’azienda stessa, disperdendo conoscenze, competenze e ricchezza per tutto il territorio».

Un’analisi condivisa da Luca Busi, che portando l’esperienza di una grande realtà familiare di successo ha evidenziato l’errore più comune commesso all’interno delle dinamiche societarie: «L’errore più frequente è arrivare lunghi, ovvero non pensarci in tempo. Spesso ci si riduce ad affrontare la questione quando la crisi è già in atto o quando esplodono gelosie e “guerre di faida” interne tra i vari rami o i troppi eredi della famiglia». Busi ha poi ricordato l’importanza di aver avuto una guida lungimirante (come quella della madre, Cristina Busi Ferruzzi) che, al momento del cambio di consegne, ha saputo dargli fiducia e “carta bianca” già all’età di 30 anni, pianificando il futuro in modo netto.

Strumenti multidisciplinari: il ruolo di Confindustria e dei consulenti

Per evitare il “crash” aziendale, la parola chiave è pianificazione anticipata. Lo scenario normativo mette oggi a disposizione diversi strumenti giuridici e fiscali – come i patti di famiglia, la revisione degli statuti societari o i trust – che permettono di blindare la governance prima che insorgano i conflitti.

Proprio su questo fronte, Confindustria Catania ha recentemente promosso un importante convegno multidisciplinare per fare rete sul territorio, coinvolgendo direttamente l’Ordine dei Commercialisti, dei Tributaristi e degli Avvocati. «Il ruolo del consulente moderno è cambiato», ha sottolineato La Porta. «Deve saper intercettare tempestivamente la problematica e, laddove servano competenze specifiche, saper indirizzare l’imprenditore verso una rete di professionisti capaci di gestire il passaggio a 360 gradi: civilistico, fiscale e manageriale».

Visto il forte interesse e le numerose richieste di approfondimento arrivate dagli ordini professionali dopo il convegno, Confindustria Catania ha già annunciato che verranno presto avviati dei tavoli di studio e delle sessioni formative dedicate, con l’obiettivo di accompagnare le imprese siciliane verso un futuro più stabile e duraturo.

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