L’imprenditrice, rappresentante legale di Universo srl ospite della quarta edizione dell’iniziativa che ha trasformato il Monastero dei Benedettini in un grande laboratorio di idee, confronto e visione.
Accademici, istituzioni, manager, imprenditori, economisti e giornalisti si sono dati appuntamento al Monastero dei Benedettini a Catania per riflettere sul ruolo del management come leva strategica per lo sviluppo della società contemporanea.
Il Festival del Management si è sviluppato il 16 e 17 aprile 2026 in due giornate immersive in una terra simbolo di forza generativa come la Sicilia, in cui i protagonisti si sono confrontati sulle grandi sfide del presente e del futuro.
L’imprenditrice e rappresentante legale di Universo srl è stata ospite del panel dedicato a ENERGIA PER LA LEADERSHIP – FORMAZIONE MANAGERIALE INNOVATIVA IN CONTESTI TURBOLENTI.
“Quando si parla di leadership – ha detto nel suo intervento – spesso ci si aspetta che una donna parli di leadership femminile. Come se esistesse una leadership ‘per donne’ e una leadership ‘per uomini’. Io, sinceramente, non ci credo. Non credo che la leadership abbia un genere. Credo che abbia una sostanza”.
Secondo La Porta esistono persone capaci di guidare e persone che non lo sono, che diventano leader per ruolo o, comunque, senza averlo mai chiesto. “Perché la leadership vera – ha spiegato – non coincide sempre con una posizione organizzativa. Spesso coincide con una presenza. Con un comportamento, un esempio. Molto spesso i leader più autentici sono quelli inconsapevoli. Quelli che non cercano di esserlo, ma che finiscono per diventarlo perché gli altri iniziano spontaneamente a seguirli. E questo oggi conta più che mai perché viviamo in un tempo in cui i modelli di riferimento si stanno sgretolando. I giovani crescono in un ecosistema saturo di visibilità, ma povero di autorevolezza. Ricco di influencer ma scarso di esempi, pieno di esposizione, ma non sempre di valori. E allora la domanda non è più soltanto come si guida un’organizzazione?”.
Secondo la numero uno di Universo, la domanda è: Che tipo di esempio stiamo offrendo a chi ci osserva? “Oggi – ha spiegato Daniela La Porta – essere leader non significa soltanto dirigere persone. Significa rappresentare un riferimento e proprio per questo la leadership non è mai stata così importante. Come diceva Eraclito: ‘Nulla è permanente tranne il cambiamento’. Ma c’è una verità che nel management continuiamo a sottovalutare: il cambiamento fallisce quando viene sottovalutato il passaggio identitario perché ogni trasformazione organizzativa, ogni transizione professionale, ogni evoluzione reale mette in movimento tre livelli profondi della persona. Primo, la competenza: Sarò ancora capace? Secondo, la continuità. Sono ancora io? Terzo, la direzione: Chi sto diventando?
Perché ogni transizione ci mette alla prova così profondamente? La risposta dell’imprenditrice catanese è “Perché ci chiede di evolvere restando fedeli a noi stessi oppure di scoprire chi siamo davvero mentre stiamo cambiando. E qui emerge il primo grande compito del leader contemporaneo: non gestire il cambiamento ma accompagnare trasformazioni identitarie”.
“Da qui nascono le mie otto provocazioni”, ha spiegato la Porta. Eccole:
Prima provocazione: la leadership tradizionale è morta.
“Abbiamo formato leader per un mondo stabile ma viviamo in un mondo instabile. Non servono più capi che controllano. Servono persone che sappiano orientare nell’incertezza”.
Seconda provocazione: le aziende non hanno bisogno di leader più carismatici. Hanno bisogno di leader meno centrali.
“Perché se senza di voi tutto si blocca, non siete un grande leader. Siete un collo di bottiglia. La leadership moderna distribuisce autonomia, non crea dipendenza”.
Terza provocazione: oggi i leader non guidano persone. Guidano sistemi nervosi sotto pressione.
“Ansia, accelerazione, overload, paura del cambiamento: questa è la realtà emotiva delle organizzazioni. Un team spaventato non innova. Un team esausto non apprende. Un team in costante allerta non rischia”.
Quarta provocazione: l’intelligenza artificiale non sostituirà i leader. Sostituirà i leader mediocri.
“Sostituirà quelli che: controllano task, validano processi, fanno reporting, supervisionano routine. Perché ciò che resterà umano sarà: visione, giudizio, coraggio, capacità di attribuire significato”.
Quinta provocazione: la leadership non è più motivare. È dare senso.
“Le persone non cercano qualcuno che le entusiasmi per cinque minuti. Cercano qualcuno che renda chiaro perché ciò che fanno conta perché senza significato non c’è appartenenza. E senza appartenenza non c’è energia”.
Sesta provocazione: non esiste innovazione dove non esiste sicurezza psicologica.
“Le aziende che dicono di voler innovare ma puniscono l’errore stanno semplicemente mentendo a sé stesse. Se nella vostra organizzazione tutti sono sempre d’accordo, non avete una cultura sana. Avete una cultura muta”.
Settima provocazione: la leadership oggi non è dare ordini. È progettare contesti.
“Il leader non è il più bravo della stanza. È chi costruisce la stanza giusta perché gli altri possano diventare migliori”.
Ottava provocazione: il potere non corrompe. Il potere rivela.
“Rivela identità profonde. Rivela carattere. Rivela valori reali. Rivela chi una persona è quando non ha più bisogno di fingere. Per questo la leadership non si misura quando tutto funziona. Si misura quando si ha autorità. Quando si può decidere. Quando si può imporre. Quando si può scegliere chi includere e chi escludere. È lì che emerge il leader vero. E allora concludo con questa convinzione. Oggi non abbiamo bisogno di più leader. Abbiamo bisogno di leader migliori. Leader che non insegnino soltanto come avere successo ma mostrino anche come stare al mondo perché i giovani non hanno bisogno di altri personaggi da imitare. Hanno bisogno di persone da cui valga la pena imparare. E forse la definizione più contemporanea di leadership è questa: essere il tipo di persona che, anche senza volerlo, induce gli altri ad alzare il proprio livello”.
Ascolta le video interviste a Daniela La Porta:
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